17 febbraio 2016

La voce di papà

L'ultima volta che ci siamo visti stavo a letto con l'influenza. Era un giorno di febbraio, quanto freddo non saprei dire, ma ricordo che dalla finestra filtrava pochissima luce, perché il sole stava tramontando. Ci separavano soltanto un paio di metri, eppure non riuscivo a vederti bene, sembravi un'ombra. Le nostre ultime parole? Ciao Robbé. Ciao papà. Una manciata di ore dopo eri andato via per sempre, in modo esageratamente plateale, se posso permettermi. "Incidente sulla Portuense", vale a dire una Fiat 500 da buttare, la faccia sulle pagine di cronaca di qualche quotidiano, una moglie, due figli. Trentadue anni, ventisette più di me. Allora sembravano tanti, ma è già da un po' che sono più vecchio di te. Papà, non voglio tirarla per le lunghe. Ero soltanto un bambino ma ho in testa mille fotogrammi di te. Sono frammenti disordinati, perché si accavallano, svaniscono e poi ritornano, ma a me bastano, me li faccio bastare. Però non riesco a ricordare la tua voce. Non sai quanto mi pesi questo limite, più di tante cose che non abbiamo fatto insieme.

6 commenti:

  1. Mio padre è morto molto vecchio, e mi manca un casino. Capisco bene il tuo struggimento. Ciao Robi

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  2. Una pagina di te che non conoscevo. un ricordo terribile per un bambino, descritto come sempre in maniera eccezionale. mi hai commosso. un abbraccio Rob.

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  3. Un abbraccio a te amico mio, grazie.

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  4. Ricordi che non si perderanno mai, molto commovente!

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  5. E' vero, i ricordi li ho ancora tutti. Grazie Ferruccio

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