Il rock imbizzarrito di Neil Young

Una mia vecchia recensione che recupero volentieri dai due blog, ormai chiusi, che l'avevano ospitata. Apparsa per la prima volta su Rainy days and  windy nights il 9/2/12 venne successivamente inserita in The Rockin' days il primo giorno di marzo del 2015. All'epoca la scrissi con grande piacere, non potevo lasciare che finisse nel dimenticatoio.  

Neil Young non è soltanto un grande del rock ma anche un tipo tosto, abituato a fare di testa propria sempre e comunque. Alcuni esempi? In quel di Woodstock decise di non farsi riprendere dalle telecamere. Ad Harvest, il suo album più acclamato, fece seguire Times Fades Away, On The Beach e Tonight's The Night, dischi spiazzanti e controversi che gli alienarono buona parte dei consensi ottenuti fino a quel momento. Scelse di lasciare nel cassetto Homegrown, un doppio album pronto per essere lanciato sul mercato in virtù dell'appena citato Tonight's The Night, dopo aver riascoltato i due dischi in sequenza. Piantò in asso Stephen Stills nel bel mezzo del tour promozionale di Long May You Run facendogli recapitare un laconico telegramma. E poi dichiarò guerra alla Geffen, che pure lo aveva messo sotto contratto sganciando una montagna di dollari. Quando la casa discografica rifiutò il suo Island In The Sun, esortandolo ad "osare di più", lui rispose con la durezza elettronica di Trans. Le incaute richieste di musica rock 'n' roll oriented generarono Everybody's Rockin', disco che sembrò arrivare direttamente dagli anni '50. Si trasformò infine in un cowboy quando qualcuno della Geffen, che poi gli fece causa, trovò le sue ultime incisioni troppo country.

Di tutto questo e di tanto altro ci parla Neil Young 1963-2003: 40 anni di Rock imbizzarrito (Editori Riuniti, 2003) di Marco Grompi. Superfluo, ma doveroso, sottolineare che all'interno del volume trovano posto anche i Buffalo Springfield, i Crosby Stills Nash & Young, i fedeli Crazy Horse e David Briggs, produttore di alcuni tra i migliori lavori di questo imprevedibile artista canadese, che nel corso della sua carriera non si è fatto mancare nulla, nemmeno una lunga serie di problemi personali e familiari.

Dopo aver rievocato la breve parentesi con i Buffalo Springfield, l'autore dedica trentuno capitoli ad altrettanti album del musicista - senza trascurare quelli dei CSN&Y - per approdare sulle rive di Are You Passionate, all'epoca della pubblicazione del libro ultima fatica in studio di Young. Nella corposa appendice spiccano la lunga sezione relativa all'attività concertistica del musicista e una discografia dettagliata comprensiva di live e raccolte.

Quello che salta fuori durante la lettura è il ritratto di un personaggio tanto atipico quanto straordinariamente credibile, mai banale qualunque cosa decida di fare. Il Neil Young di oggi non è necessariamente simile a quello di ieri, ma è ugualmente riconoscibile nella sua particolarissima voce, nel suono di una chitarra acustica e nel frastuono di una montagna di feedback, in un indigesto momento di fredda tecnologia e in una sferzante scarica di pura energia rock. Neil è anche un tipo che scrive testi ai quali vale sempre la pena dare un'occhiata. Con passione, competenza e imparzialità, Grompi riesce nell'impresa di rendere musicali le pagine di un libro che nel corso degli anni ho letto e consultato moltissime volte. Imperdibile.

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