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29 agosto 2017

Riascolti: Once Upon A Time (1985)

Pubblicato verso la fine del 1985, Once Upon A Time fotografa i Simple Minds nel momento di massimo splendore commerciale. Non si sarebbe rivelato il loro miglior album, però riuscì nell'impresa di sdoganare la musica del decennio in corso al sottoscritto. Ripensandoci, per me quello fu un passaggio cruciale, perché a dispetto della mia giovane età i miei punti di riferimento continuavano ad essere le leggende del passato, anche se stavano ormai segnando il passo dal punto di vista creativo. Fino ad allora avevo sempre evitato con cura le "cose nuove", partendo dal presupposto, non necessariamente veritiero, che fossero insulse: a partire da quel momento fui libero di pensarla diversamente. A conti fatti, di Once Upon A Time mi affascinò la freschezza del suono rapportata alle cose che ascoltavo quotidianamente. Ricordo che passai mesi interi ad assimilarlo e a scoprire, grazie ad esso, i precedenti lavori del gruppo e quelli di tanti altri artisti di spicco degli anni '80.

Quando seppi dell'uscita di Live In The City Of Light (1987) lo acquistai immediatamente, a scatola chiusa, certo che lo avrei amato. Invece, il doppio album dal vivo si rivelò una cocente delusione, perché mi parve un poco pretenzioso. In sostanza, ebbi l'impressione che i Simple Minds si stessero sbrodolando addosso,  prendendosi troppo sul serio e mutuando dalle grandi band dell'epoca d'oro una certa tendenza alla grandeur. Vere o presunte che fossero le mie convinzioni, oggi riconosco di essere stato troppo duro,  dedicai al disco un paio di ascolti e non ci tornai mai più sopra.

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