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28 agosto 2017

Rock 'n' roll baby

A volte il rock 'n' roll è come un bicchiere di troppo. Un attimo prima sei lì a battere il piede e subito dopo ti frana addosso un'epoca alla quale senti di non appartenere più. Accade quando è il turno della canzone sbagliata al momento sbagliato, quella che ascolti fissando le dita che tormentano il boccale vuoto, dimenticando che intorno al piccolo tavolo sovraffollato si è in due. Vedi, mia cara, continuiamo ad essere mossi da quell'egoismo non acquisito nel tempo, che è insito in noi fin da quando pretendevamo il giocattolo che sembrava fissarci dalla vetrina. Lo sai, ci si aspetta qualcosa, una sorta di via libera per appagare la nostra smania di dare. In attesa dello start si sta male, ed è sciocco, perché male stiamo anche dopo le tempeste di suono. Con la stessa, schifosa intensità. E mentre la canzone si avvia alla sua pirotecnica conclusione, mi guardo intorno e vedo te. Anzi, non guardo più nulla e aspetto te. Come se il segnale, retaggio di un passato costellato di note distorte, non occorresse più. Come se la tua presenza fosse la giusta ricompensa per il mio sentimentalismo colorato di birra.

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