19 febbraio 2018

Cattedrali di carta

Portare a casa l'ultimo romanzo di Ken Follett, lasciarlo sullo scaffale per qualche ora, poi iniziare a leggerlo quando il sole è già calato da un pezzo. Null'altro che un rituale, qualcosa che si ripete meccanicamente da una vita intera. In quei momenti non mi interessa sapere se la storia si rivelerà appassionante, o al limite digeribile, perché mi riporterà in ogni caso a quando io ero un ragazzino stregato dalle storie di carta e Ken Follett un giovane scrittore gallese che aveva fatto il colpaccio con La cruna dell'ago. Era il 1979, lessi quel libro e d'impulso ne proclamai l'autore mio scrittore preferito, stabilendo che avrei acquistato anche i suoi futuri romanzi, nel caso ne avesse scritti altri. Lo scelsi come punto di riferimento letterario su due piedi, esattamente come avevo scelto Elvis Presley in ambito musicale due anni prima. Io di anni ne avevo tredici ed ero fatto così, tendevo ad appassionarmi e avevo la smania di conservare, collezionare. Ci misi un po' a capire che lo facevo nel goffo tentativo di padroneggiare il tempo. Un tema ricorrente nella mia vita.

Oggi non ha molta rilevanza stabilire se Follett è ancora il mio preferito, che di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e di scrittori ne ho amati e ne amo profondamente altri. Naturalmente non lo è, però devo dire che mantenni la promessa, acquistando tutte le sue opere nel momento esatto in cui fecero la loro comparsa in libreria, fino al recente La colonna di fuoco, pubblicato in tutto il mondo lo scorso settembre. Confesso di averlo trovato piuttosto deludente, per una serie di motivi che adesso sarebbe troppo lungo elencare - magari lo farò in seguito - ma è stato comunque emozionante trovarsi a girare per le vie della mai dimenticata Kingsbridge. Sempre per lo stesso motivo, perché il tempo passa e a me viene naturale volgere lo sguardo indietro. Anche alle cattedrali di carta che rischiano di venire giù.

2 commenti:

  1. Grande Ken Follett ne ho letto 13 libri, tutti decisamente appassionanti.

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    1. Vero, anche se l'ultimo mi ha deluso parecchio.

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