Il pallone ai tempi della DDR

I Mondiali del 1974 segnarono l'inizio della mia passione per il gioco del calcio, che non è invecchiata benissimo ma è ancora parte della mia vita. A quei tempi le partite le guardavo in bianco e nero ma compensavo l'assenza di colore con le figurine dei calciatori. Certo, ero soltanto un bambino, ma riuscivo ugualmente a comprendere la portata dell'evento sportivo, a realizzare che il mondo era l'insieme di tanti posti diversi, che esistevano squadre molto più organizzate di altre e che c'erano dei favoriti e degli sconfitti in partenza. Così mi rendevo conto delle difficoltà italiane contro la fortissima Polonia, mi dispiacevo per il nove a zero subito dallo Zaire e percepivo la straordinaria bellezza degli schemi olandesi, tanto che durante la finalissima arrivai a tifare apertamente per la nazionale di Johan Cruijff.

Ma la Germania che sfida la Germania? A sette anni il senso di quell'est/ovest proprio non riuscivo ad afferrarlo. Era come se, per qualche strana ragione, gli azzurri d'Italia si fossero trovati ad affrontare una loro controparte, arrivata da chissà dove, soltanto per destabilizzare le mie poche ed acerbe certezze.

La complicata storia della doppia Germania necessitava di un chiarimento che non tardò ad arrivare, per quanto riconducesse tutto entro i confini dello sbrigativo ed elementare buoni e cattivi. Una spiegazione che arrivava dai grandi, quindi da accettare, prendere per buona. Con un paio di lustri in più sulle spalle il terreno di gioco non lo avrei certo visto come un paese diviso in due dalla linea di centrocampo e dopo il fischio iniziale avrei scelto di non considerare aperte le ostilità. Soprattutto, al termine dei novanta minuti, un pizzico di cinismo mi avrebbe indotto a pensare che la vittoria di una Germania non aveva fatto altro che agevolare il cammino dell'altra verso la finale e che tutti erano tornati a casa felici e più o meno contenti.

Ma come ho detto ero un ragazzino, della DDR mi dimenticai subito dopo aver riposto l'album, mancante di troppe figurine, nel cassetto.

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