Come il mare


Con On The Beach non sono mai riuscito a dire "oggi mi sento Walk On See the Sky About the Rain e poi passo ad altro". No, quando lo tiro fuori dallo scaffale è per ascoltarlo dall'inizio alla fine. Magari due volte di fila, quando una evidentemente non basta. È anche vero che ultimamente mi concentro su album per così dire sofferti. Sarà il periodo, che mi porta a bere un bicchiere di vino da solo, a fissare la strada deserta dalla finestra della cucina. Si, un po' come fa Neil Young con il mare.  

Costellazione


La Luna sembra un lampione mancato e i lampioni somigliano ad aspiranti stelle de' noantri, ma è facile mettere su una costellazione.
Ovviamente non bisogna piazzarla troppo in alto, che lo spazio profondo è già intasato di suo e poi Orione e l'Orsa Maggiore non gradiscono potenziali rivali, specie se provengono da serie inferiori.
Ma si, lasciamo queste cinque pseudo stelline del mattino qualche metro sopra la via, a mostrarci la strada che conduce al negozio.

A riveder le stelle


Giorni fa ho rimontato il telescopio, che era chiuso in una scatola da diversi anni. I soliti problemi di spazio, di tempo, di voglia...
Insomma, un sacco di problemi che poi non sono veri problemi, perché tempo e voglia ci sono sempre stati e anche lo spazio non manca.
A portarlo in giardino ci vuole un attimo, basta passare per la cucina.
Anche se il telescopio è piuttosto pesante.
 Anche se nella via ci sono i lampioni.
 Anche se avrò gli sguardi dei vicini addosso.
 Anche se dovrò accontentarmi di un pezzo di cielo.
Pazienza, me lo farò bastare.

Guardare il cielo


Ieri mattina questa enorme X nel cielo ha catturato la mia attenzione, al punto che ho voluto conservarne il ricordo fotografandola. Mi è sempre piaciuto cogliere l'attimo, e comunque si sa che io vivo di momenti, di briciole di tempo che poi cerco di fissare nella memoria per sempre.

Un tipo che conosco da anni ha esclamato "Guardate questo, si mette a fotografare il cielo alle 7 del mattino!".

Ma che ne sai tu del cielo, una X può voler dire un sacco di cose...

Oggi niente pioggia
Cielo vs Terra: pareggio
Allarme scie chimiche
Piccolo mortale, per me vali zero
Fine pausa caffè, torna a lavorare
Per favore, gioca a Tris con me

Insomma, una X vuol dire tanto e tu ti permetti il lusso di non guardare il cielo.

Sulle dita di una mano

A casa ho un mucchio di dischi che non ascolto mai, avendo regalato il mio impianto stereo parecchi anni fa. Non me ne sono mai pentito. La puntina che si fa strada fra i solchi del vinile stando bene attenta a non saltare, i fruscii... Tutto molto bello, lo so, ma ho rinunciato a queste cose da un pezzo. Comunque, dal mucchio è saltato fuori un 78 giri che nemmeno ricordavo di avere. Si tratta di un brano che amo molto, sufficientemente malinconico per far sciogliere un nostalgico del mio calibro, anche se basta realmente poco. Patisco oltre ogni dire lo scorrere del tempo, non posso farci niente. Allora penso e ripenso, all'infinito, anche ad epoche che per ovvie questioni anagrafiche non mi appartengono, ma sento mie. Forse è per questo che ho accumulato dischi in vinile. Solo un misero tentativo di fissare, apparentemente per sempre, le emozioni tradotte in musica. E forse è per questo che i miei momenti di felicità si contano sulle dita di una mano, sono troppo preso dal passato per godermi il presente. Con "Arrivederci Roma" i Pink Floyd salutarono il pubblico romano al termine dell'ultimo di tre concerti a Cinecittà, nel 1994. Io ero lì. Anche questo è un ricordo che stimola la nostalgia.

Per vie traverse

Ricevo una e-mail da una casa editrice, leggo la trama del romanzo propostomi e, se non lo conosco, mi informo su chi l'ha scritto. Quindi, se l'ho trovata interessante, se è riuscita a catturare la mia attenzione ordino il libro, che mi viene recapitato in un paio di giorni, al massimo tre. Ci sono storie che non cerco, che entrano in casa per vie traverse. Bussano alla porta, si lasciano osservare, annusare sperando di piacere. L'eco delle balene di Sean Michaels è arrivato giusto ieri, pronto per essere scoperto, amato o disprezzato, conservato o donato a qualche associazione. Da parte mia aspetto il momento giusto per immergermi nella lettura e questo può voler dire un minuto, un giorno o un anno. Oppure mai, dipende. Non lo so, a qualcuno sembrerà esagerato ma queste sono cose che continuano ad emozionarmi. Parecchio.

(Dal risvolto di copertina di: L'eco delle balene - Sean Michaels. Keller Editore)

1938. Lev Sergeevič Termen è chiuso nella sua cabina a bordo della Staryj Bol’ševik, la nave che lo sta riportando a Leningrado. Tra le pareti color azzurro scrive una lettera a Clara Rockmore, suo unico vero amore. Ricorda i primi anni a Leningrado come scienziato, l’invenzione dello strumento più strano al mondo – il theremin – e il sogno del Cremlino che quella e altre creazioni potessero essere utilizzate per infiltrarsi nella patria del capitalismo. Invece era stata New York a fare breccia nel cuore di Termen con i primi jazz club, i locali di Harlem e i concerti alla Carnegie Hall.
L’America conosceva il proibizionismo e lui incontrava Rockefeller, Gershwin, Šostakovič, George Bernard Shaw, Glenn Miller; l’economia statunitense veniva travolta dal crollo del Ventinove e lui insegnava i magneti a Somerset Maugham, inventava nuovi prodigi elettrici e incontrava Clara, la giovane violinista per la quale era stato subito amore.
In un crescendo continuo, tra una missione a Alcatraz, lotte di kung fu e giochi di spionaggio che non porteranno a nulla di buono, Termen è infine costretto a fare ritorno in Russia, ma il Paese che trova non è quello che aveva lasciato e ben presto viene spedito in un gulag siberiano.
L’eco delle balene, ispirato alla vita dello scienziato russo Lev Termen, è un romanzo elegante e affascinante di amore ed elettricità, che si muove tra bellezza, meraviglia e il dolore di un cuore spezzato.