10 dicembre 2018

Qualche disco per Natale

Ci provo ogni anno a rivivere l'atmosfera natalizia dei bei tempi che furono. Ci provo ma non ci riesco, perché sono un commerciante e da tanti anni a questa parte per me Natale è sinonimo di incassi sopra la media, indispensabili per sopravvivere. Non per guadagnare un sacco di soldi e riempirsi il portafoglio, ci tengo a sottolinearlo, ma per riuscire a mandare avanti l'attività in modo dignitoso. E poi non ci riesco per mia madre, naturalmente, perché lei era il perno attorno al quale ruotava tutta la parentela e da quando ci ha salutati non è più la stessa cosa. La sera del 24 non posso fare altro che riempirmi gli occhi e la mente di ricordi, e lo so che sembra tutto così scontato, ma come faccio a dimenticare le grandi tavolate nel salone della mia vecchia casa? Erano, quelle, giornate che sembrava non dovessero finire mai, durante le quali il tempo rallentava benevolo e il freddo, la pioggia non facevano altro che amplificare il desiderio di stare l'uno accanto all'altro, appiccicati. Poi la magia svaniva, e quando tutto tornava alla normalità sentivo di aver perso qualcosa, mi intristivo perché il fato ci negava la possibilità di essere felici in un mondo a parte. Solo nostro. Tutto finito, ma non ho perso l'abitudine di preparare i dischi per quei giorni, ormai nudi ed esposti alle intemperie. Probabilmente eviterò di ascoltarli.


Bob Dylan
Christmas in the Heart
2009

Sebbene contenga standard del calibro di "Silver Bells" e "O' Little Town Of Bethlehem" l'ho sempre snobbato a causa della voce di Dylan, certo non all'altezza dei giorni migliori. Non aggiungo altro, non mi va di parlar male di Bob.


Jethro Tull
The Jethro Tull Christmas Album
2003

Mai mi sarei aspettato un album natalizio dai Jethro Tull, ma assemblato con traditional del calibro di "God Rest Ye Merry Gentlemen", rivisitazioni di vecchi brani della loro produzione e nuove canzoni, il disco funziona.


Dean Martin
Christmas with Dino
2004

Una compilazione caratterizzata dalla calda e rassicurante voce di Dean Martin. "Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!" e "White Christmas" incantano, magia del Natale a getto continuo.


Elvis Presley
Elvis' Christmas Album
1957

Un disco che è stato pubblicato la bellezza di sessantuno anni fa, ma che conserva, intatta, tutta la sua bellezza. D'accordo, con Elvis di mezzo posso sembrare di parte, ma "Blue Christmas", "Silent Night" e "Santa Claus Is Back In Town" sono straordinarie. Emozionante.

7 dicembre 2018

Malinteso biologico


(Cliente) Scusi, quali sono le uova più fresche che avete in negozio?

(Io) Buongiorno signora, quelle biologiche sono state deposte giusto ieri.

(Cliente) Biologiche? No guardi, io voglio le uova normali.

(Io) Mi perdoni, non avevo capito.

6 dicembre 2018

La mia band preferita


Tempo fa ho visto qualche video relativo all'ultimo tour dei Jethro Tull, quello che celebrava il cinquantesimo anniversario della band. Che dire, penso di aver fatto bene a non partecipare alla festa. La voce del leader è andata già da alcuni decenni e mi è parsa ulteriormente peggiorata, mentre gli attuali componenti del gruppo fanno rimpiangere amaramente quelli dei bei tempi che furono. Comunque non voglio sembrare troppo duro, perché i Jethro Tull li ho amati e li amo profondamente. Se non ricordo male li ho visti dal vivo sedici volte, forse una in più e continuo ad ascoltarli con immutato entusiasmo ancora oggi. E allora, mentre l'anno dell'anniversario volge al termine li ricordo sul blog con qualche foto in ordine sparso. Amore eterno.


Il mio primo concerto in assoluto. Ero un ragazzino.


Il primo album dei Jethro Tull acquistato "in diretta".


Il mio secondo concerto dei Jethro Tull.


Un quotidiano che leggo sempre volentieri, anche se è stato pubblicato quarantasei anni fa.


Questo lo trovai in un negozio di dischi a Campo de' Fiori, nel 1982. Quel giorno pioveva, me lo ricordo bene.


Dal disco...


... alla maglietta.


Trilogia del Folk, capitolo 1.


Amo questa copertina.


In origine doveva essere il primo album solista di Ian Anderson.


La svolta elettronica in edizione picture disc.

15 ottobre 2018

L'alba del cd

Acquistai il lettore cd nella tarda primavera del 1987, avendo constatato che i miei amici traevano grande soddisfazione dall'utilizzo del nuovo aggeggio. Dopo tanti anni passati a piazzare vinili su un piatto, per me fu un evento epocale. Il mondo della musica stava cambiando, me ne rendevo conto, così accantonai le iniziali titubanze e mi decisi a compiere il grande passo. All'epoca i dischetti erano cari arrabbiati, costavano qualcosa come 25000 lire, una cifra proibitiva per noi giovani. Era mia opinione che ci speculassero sopra senza ritegno, ma non potei fare altro che addentrarmi nel nascente mercato discografico, stando bene attento a non sprecare i pochi soldi che avevo in tasca. Comunque, arrivato a quota 25 il primo cd che portai a casa fu The Whole Story, il "greatest hits" di Kate Bush pubblicato sul finire del 1986 per sfruttare il grande successo commerciale di Hounds of Love. Non si trattò di una scelta casuale, Kate mi piaceva dai tempi di Wuthering Heights, brano che mi aveva profondamente colpito quando ero bambino. Crescendo avevo continuato a seguirla, apprezzando la qualità della sua musica, il maniacale perfezionismo che la contraddistingueva e il suo fondamentale disinteresse per i riflettori. Oltre a ciò, la trovavo bellissima e molto sensuale. Ripensandoci, bisognerebbe fare un monumento a David Gilmour, che monumentale lo è già di suo, per aver creduto prima di tutti alle potenzialità di una ragazza ricca di talento. Quanto a The Whole Story, si rivelò un acquisto azzeccato. Lo ascoltai per due mesi di fila, poi alla fine di luglio partii per Taranto e mi trasformai in un aviere.

(Immagine: Pixabay)         

13 ottobre 2018

Chiudere un cerchio

La "novellizzazione" (video - novel) è un nuovo genere letterario che consiste nel trasformare in un romanzo uno sceneggiato televisivo. Questa operazione, che negli Stati Uniti viene compiuta abitualmente da scrittori di grande fama, è stata tentata anche in Italia da Maria Bellonci, che ha proposto una forma narrativa del film Marco Polo, prodotto dalla RAI e diretto da Giuliano Montaldo.
L'autrice entra nel personaggio di Marco e lo fa parlare in prima persona di tutto ciò che il grande viaggiatore aveva rivelato nel Milione, narrando l'incontro reale e fantastico con l'Oriente estremo, tra i bagliori delle scimitarre e lo splendore delle gemme.
La "novellizzazione" diventa così un vero e proprio romanzo, impugnato con il rigore stilistico e il respiro poetico tipico di Maria Bellonci. Nell'arco della storia ripercorsa sullo schermo, il romanzo scopre l'avventura di un uomo tra gli uomini, che si muove fra i richiami di leggende epiche e le lusinghe di favole umane, in mezzo a una folla colorita di personaggi grandiosi e quotidiani.
Di Marco Polo la scrittrice racconta il meraviglioso viaggio, ma la novità del libro sta soprattutto nella creazione dell'uomo Marco, che affronta ogni vicenda tenendo fede alla sua realtà nativa di veneziano e alla sua realtà acquisita di cittadino del mondo.
( Dal risvolto di copertina di "Marco Polo" - Maria Bellonci. ERI Edizioni 1982 )

"Novellizzazione". D'accordo, ma sulla scia dello sceneggiato televisivo, andato in onda tra la fine del 1982 e l'inizio dell'anno successivo, a Natale avrei voluto ricevere Il Milione. Invece mi fu regalato il Marco Polo della Bellonci da un caro amico di famiglia che evidentemente aveva capito male. Feci di tutto per manifestargli il mio entusiasmo, e ci riuscii bene, ma in cuor mio già sapevo che non lo avrei letto, perché il volume era diretto discendente del film e non mi avrebbe permesso di viaggiare con la fantasia. Insomma, il Marco Polo che avevo in mente non doveva somigliare a Ken Marshall e l'Oriente estremo volevo provare a costruirlo da solo, parola per parola. In effetti non l'ho mai letto e in un paio di occasioni ho anche pensato di liberarmene. Non l'ho fatto perché non potrei mai sbarazzarmi di un regalo e poi volevo molto bene a quella persona. Ma perché ne parlo? Solo perché oggi, ripensando a un desiderio vecchio di trentaquattro anni, mi sono deciso a comprare Il Milione. Non ho nessuna intenzione di leggerlo, volevo solo chiudere un cerchio.

Fermo a quello scalo di Rialto sentivo respirare Venezia. Era un fiato acuto e leggero che veniva da lontanissimo, s'infilava per i canali e portava con sé un invito a lanciarsi verso il largo. Tremavo tutto per troppa tensione: l'infinito mi veniva incontro come un comando semplice e imperioso. Lo sapevo, non c'erano dubbi: qualunque cosa accadesse, dovevo partire. (Maria Bellonci)  

    

10 ottobre 2018

Zoccolo duro

Apprendo con grande dispiacere della chiusura di Google + nel 2019. Peccato, perché in occasione di un nuovo post garantiva al mio blog la bellezza di cinque o sei visite, in casi eccezionali addirittura sette... Cosa ne sarà della mia luna, delle sue reiterate fasi? Mi faccio poche illusioni. Probabilmente, senza l'imprescindibile zoccolo duro di fedelissimi uscirà dalla sua orbita e inizierà a vagare nella blogosfera. Speriamo bene.