Intransigenza giovanile

Avevo tredici anni quando vidi London Calling per la prima volta. Lo portò a casa un amico di mia sorella e quando si materializzò davanti ai miei occhi non potei fare altro che esclamare "ma questi hanno copiato Elvis!". Poi, per avvalorare la mia tesi corsi a prendere il primo album di Elvis e lo misi accanto a quello della band di Joe Strummer. Naturalmente non si trattava di plagio ma all'epoca non potevo capirlo, ero un fan piuttosto intransigente. Dopo questa partenza stentata, i Clash divennero una delle mie band preferite. Li amo ancora oggi, considero London Calling un album stupendo.

Il collezionista cialtrone

Ho passato buona parte della mia vita a collezionare vecchi dischi, in particolar modo di Elvis Presley, ma ad essere sincero non mi sono mai sentito un collezionista. Mai data la caccia a un album che mi piaceva, nemmeno una volta. Ho sempre aspettato che i vinili mi passassero davanti, prima o poi. Che mi strizzassero l'occhio da una bancarella in un mercatino dell'usato, che mi venissero proposti da qualcuno che se ne voleva disfare. Magari guadagnandoci qualcosa, o parecchio. Ecco, in casi del genere ho messo mano al portafoglio senza badare a spese, quasi a voler proteggere, salvaguardare quei pezzi di plastica nera provenienti da un'epoca apparentemente più bella, in quanto non vissuta in prima persona. Questa propensione mi ha sempre fatto sentire un collezionista cialtrone. Un po' superficiale, un po' smanioso di chissà cosa.

Passaggio


Quando saluti una cometa
non rimpiangerne la
chioma lucente.
Sii felice
del suo
passaggio.

Nebulose al tramonto


Un tramonto non esattamente come tanti, una foto scattata con il telefono nei pressi di casa mia. Il risultato dei miei sforzi mi fa venire in mente la nebulosa M42 in Orione.

Buon compleanno Elvis

Mio caro Elvis,

se avessi la possibilità di viaggiare nel tempo ricomincerei dal primo disco, dalla prima emozione mille volte, perché sei la colonna sonora più bella della mia vita.

Vedi, tu hai il potere di rallentare lo scorrere del tempo e di accorciare le distanze, di influenzare o assecondare il mio umore e di esserci nei momenti di bisogno. Quando penso a te mi rivedo il ragazzino emozionato che ero, ed è una sensazione meravigliosa. In te c'era, e c'è ancora, qualcosa di magico che non sono mai riuscito a definire. Non importa, è sempre lì. Una vita fa, guardando una tua immagine ritagliata da qualche giornale ti feci una promessa, dissi che non ti avrei mai abbandonato...

Ripensandoci, quelle non erano soltanto parole pronunciate da un bambino, e per dimostrartelo te le confermo oggi, da adulto: sarò SEMPRE al tuo fianco.

Buon compleanno

Insalata fredda


Giorni fa la cara sorella è passata a casa mia mentre ero al lavoro, poi ha pensato bene di inviarmi una foto accompagnata da poche, efficaci parole: questo è il tuo frigorifero. Ho cancellato quell'immagine compromettente, però girando sul web ne ho trovata una che è praticamente identica. L'unica differenza è data dalla foglia d'insalata, che nell'altra foto non c'era...

Riascolti: Once Upon A Time (1985)

Pubblicato verso la fine del 1985, Once Upon A Time fotografa i Simple Minds nel momento di massimo splendore commerciale. Non si sarebbe rivelato il loro miglior album, però riuscì nell'impresa di sdoganare la musica del decennio in corso al sottoscritto. Ripensandoci, per me quello fu un passaggio cruciale, perché a dispetto della mia giovane età i miei punti di riferimento continuavano ad essere le leggende del passato, anche se stavano ormai segnando il passo dal punto di vista creativo. Fino ad allora avevo sempre evitato con cura le "cose nuove", partendo dal presupposto, non necessariamente veritiero, che fossero insulse: a partire da quel momento fui libero di pensarla diversamente. A conti fatti, di Once Upon A Time mi affascinò la freschezza del suono rapportata alle cose che ascoltavo quotidianamente. Ricordo che passai mesi interi ad assimilarlo e a scoprire, grazie ad esso, i precedenti lavori del gruppo e quelli di tanti altri artisti di spicco degli anni '80.

Quando seppi dell'uscita di Live In The City Of Light (1987) lo acquistai immediatamente, a scatola chiusa, certo che lo avrei amato. Invece, il doppio album dal vivo si rivelò una cocente delusione, perché mi parve un poco pretenzioso. In sostanza, ebbi l'impressione che i Simple Minds si stessero sbrodolando addosso,  prendendosi troppo sul serio e mutuando dalle grandi band dell'epoca d'oro una certa tendenza alla grandeur. Vere o presunte che fossero le mie convinzioni, oggi riconosco di essere stato troppo duro,  dedicai al disco un paio di ascolti e non ci tornai mai più sopra.