Tenerezza

Andai a vedere Whitney Houston il 4 maggio del 2010, meno di due anni prima della sua scomparsa. Il biglietto costava la bellezza di cento euro, decisamente troppi per un concerto. Normalmente non sarei andato per una questione di principio, poi non ero un super fan della Houston, ma il biglietto mi fu regalato da un parente che mi trascinò di peso al Palalottomatica dopo una giornata di lavoro. Ricordo che durante lo spettacolo Whitney si cambiò d'abito tre volte e fece quanto in suo potere per lasciare qualcosa da ricordare ai presenti. Più di tanto, però, non poté fare, perché la meravigliosa voce dei vecchi tempi non c'era più. Alcuni giorni prima, credo in Australia, la cantante era stata sonoramente fischiata, ma a Roma accadde esattamente il contrario: fin dall'inizio, un pubblico calorosissimo sembrò propenso a passar sopra alle incertezze che affioravano qua e là, aiutando una cantante che appariva vulnerabile, conscia dei propri limiti. Lei non stava bene, te ne accorgevi guardando i suoi occhi sullo schermo gigante, allora mi travolse un'ondata di tenerezza. Sembrava stesse dicendo a tutti noi "eccomi, lo so di non essere quella di un tempo, ma ce la sto mettendo tutta". Già. Quella sera la circondammo di affetto.

6 commenti:

  1. Caro Roberto, sicuramente porterai con te quel bellissimo ricordo.
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  2. Se solo qualcuno l'avesse abbracciata forte, magari sarebbe ancora qui.
    Sei fortunato ad aver visto quello sguardo "dal vivo".
    Buona serata

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    1. Si, penso di essere stato fortunato. Una buona giornata e un abbraccio Claudia.

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